Sto leggendo l'ultimo libro di Jeffery Deaver, il bacio d'acciaio. Per chi non lo conoscesse non è un libro di divulgazione scientifica, ma un thriller. A un certo punto mi sono imbattuto in uno dei protagonisti che parla di un errato utilizzo della statistica nello studio dello sviluppo della miopia. Ovviamente la cosa mi ha interessato (visione, illuminazione, statistica, libri gialli: quattro cose che mi appassionano) e ho approfondito il tema.
Si trattava di uno studio relativo al fatto se le luci notturne, deboli luci che talvolta si tengono accese per tutta la notte nella camera dei bambini, potessero aumentare lo sviluppo della miopia: questo fatto fu apparentemente confermato da uno studio che ebbe grande risonanza. Lo studio prendeva le mosse da studi sugli animali che mostravano come lo sviluppo dell'occhio dopo la nascita fosse influenzato dalla luce. In particolare un lavoro aveva mostrato come la crescita dell'occhio dei pulcini fosse influenzata dall'esposizione alla luce. In particolare essere esposti alla luce provocava uno sviluppo della miopia, mentre stare al buio produceva una ridotta
crescita dell'occhio. Lo studio sugli esseri umani prima citato sembrò affermare che l'uso di luci ambientali notturne nei bambini più piccoli di due anni conducesse a uno sviluppo della miopia, dato che il 55% dei bimbi che avevano dormito in presenza di una qualche fonte di luce nei loro primi due anni sviluppavano la miopia. La cosa creò ovviamente molto rumore, ma alcuni studi successivi non riuscirono a confermare questo risultato. In realtà questi studi si accorsero che i genitori miopi avevano molto più la tendenza a usare luci notturne nelle camere dei loro figli, probabilmente per aiutare la loro visione. Ed è ben nota la correlazione tra la miopia dei genitori e il problema rifrattivo dei figli. Il fatto che questo fattore non fosse stato considerato nel primo lavoro aveva probabilmente portato a un risultato discutibile. In realtà quindi lo sviluppo della
miopia dei figli non era dovuto alle luci notturne, ma tutti e due i fattori erano dovuti alla miopia dei genitori.
Sicuramente farò questo esempio agli studenti quando dovrò mostrare che trovare una correlazione tra due grandezze non vuol dire che una dipende dall'altra: entrambe potrebbero dipendere da un'altra variabile "nascosta". Ed è anche un esempio dell'accurato lavoro di editing che subiscono i romanzi americani....
Scarlett Johansson (dal sito http://girlswithglasses.com/) avrà dormito con la luce accesa?
lunedì 18 luglio 2016
mercoledì 22 gennaio 2014
Anche il sistema visivo va a braccio
Gli amici del Sussidiario hanno gentilmente pubblicato un mio articolo dedicato a un'interessante scoperta di un gruppo di ricercatori di Rovereto. Trovate il mio articolo, che vorrebbe essere divulgativo, a questo indirizzo.. Chi fosse interessato a vedere l'abstract dell'articolo originale, lo trova a quest'altro indirizzo. La foto del braccio fiorentino, antica unità di misura citata nel mio articolo è questa
[caption id="" align="alignnone" width="300" caption="Immagine del braccio fiorentino in Via de Cerchi (dal sito scuola.com)"]
[/caption]
Etichette:
psicofisica,
Sussidiario
venerdì 3 gennaio 2014
Come è bella l'ottica
Lavorare nell'ottica è affascinante. Questo è uno dei risultati 2013 di un sondaggio (a cui ho partecipato anche io) che la SPIE pubblica ogni anno sugli stipendi delle persone che lavorano nel settore dell'ottica e della fotonica.
Trovate tutti i risultati a questo link, e potete anche sacricare il rapporto completo qui. Ma alcuni dati ve li segnalo:quasi il 40% dei lavoratori nei paesi ricchi dell'Asia lavora più di 50 ore la settimana. In Israele e Romania la percentuale di persone che lavorano più di 55 ore alla settimana è al 23%, da noi in Italia siamo al 7%. Ma non è detto che nel nostro tipo di lavoro più ore di lavoro vogliano dire più produttività quindi aspettiamo a scandalizzarci.
Una cosa bella è che ci piace il nostro lavoro: al 85% di noi che lavoriamo in questo settore piace il lavoro che facciamo. Percentuale che in Italia sale al 89%. Ancora più elevata la percentuale di quelli tra noi che rispettano il avoro svolto dai propri "pari", cioè dai colleghi nelle varie parte del mondo, e di quelli convinti che il proprio lavoro abbia un senso. Il settore dove si viene pagati di più è l'aerospazio. In medio oriente gli uomini gaudagnano il 140% in più delle donne, mentre la zona in cui il divario tra uomo e donna è meno netto è l'Oceania.
L'Economist e le chiavi del successo sul web
L'Economist è considerato da tutti un settimanale affidabile, grazie a cui informarsi sulle principali notizie del mondo. Ma se andiamo a guardare le notizie più lette nel 2013 sulla versione online di questo magazine, possiamo imparare qualcosa di ovvio, ma interessante sugli argomenti che attirano più lettori nel web.
La lista si trova qui http://www.economist.com/content/our-top-stories-2013 ed è assai interessante. Al primo posto un articolo sul mercato della prostituzione: nel titolo contiene la parola "sex". Al secondo posto un'interessante analisi sul welfare e le industrie dei paesi del Nord Europa: ma il grande successo di pubblico sarà dovuto all'interessante tematica o al fatto che nel titolo comparisse il termine "supermodel"? Interessante è invece il fatto come le storie scientifiche riscuotano grande interesse. Quindi anche sul mio blog, ho intenzione di unire i due grandi temi di successo sul web: vediamo come riuscirci.
martedì 1 ottobre 2013
Misurare la propria vista in maniera romantica
Quasi tutti riescono a riconoscere nel cielo stellato il noto asterismo del Grande Carro. Se osservate con attenzione la seconda stella del manico, probabilmente vi potrete accorgere che si tratta in realtà di due stelle.
Quello che è stato affermato da molti anni è che se siete in grado di distinguere le due stelle, questo è indice che avete una visione normale, i famosi "dieci decimi". A uno studio più accurato questo sembra strano, dato che le due stelle distano circa 12 primi, mentre il limite dei dieci decimi è di 1'. Ma alcuni studi sembrano mostrare che è davvero così, quindi quando vi recate romanticamente a vedere le stelle, potete anche valutare l'acuità visiva del vostro partner.
Chi volesse leggere il breve testo con maggiori dettagli che ho preparato per la lezione al corso di laurea di ottica e optometria, lo trova a questo link. Ovviamente sono gradite osservazioni, correzioni e simili. In particolare, ho dato per scontato concetti che dovrebbero essere ovvi per gli studenti del corso di laurea, se questo lo rendesse illeggibile ditemelo!
Etichette:
astronomia,
curiosità
martedì 27 agosto 2013
Un indirizzario un po' datato
Oggi è giunta presso il nostro istituto questa busta. Purtroppo il nome del presidente (anche se illustre) è un po’ datato….
Etichette:
curiosità,
ottica,
Ottica e società
lunedì 26 agosto 2013
Un interessante test logico
Mentre stavo leggendo l'interessante libro di Dario Bressanini (qui il suo blog) intitolato Pane e Bugie, ho scoperto un interessante test logico che diventa anche un'occasione per capire il metodo scientifico. Si tratta del cosiddetto compito di selezione di Wason.
Guardiamo la figura qui sotto che comprende quattro carte che hanno da un lato un dorso rosso o marrone e dall'altro un numero che può essere pari o dispari.
Il compito che si chiede al soggetto è il seguente: sul tavolo ci sono
quattro carte, ognuna ha un numero su un lato e sull'altro un dorso
rosso o marrone. Nel nostro caso una carta mostra un 3, una un 8, una
il dorso rosso e l'altra il dorso marrone.
Faccio la seguente affermazione (tutta da verificare): se una carta
riporta un numero pari, allora il suo dorso è rosso. Quante e quali
carte devo girare per verificare questa affermazione? Ovviamente
riducendo al minimo il numero di carte che giro.
E' interessante scoprire che solo il 10 per cento dei soggetti a cui Wason sottopose il test fornì la risposta corretta. Provate a pensarci anche voi.
La risposta corretta è che è necessario girare due carte (e su questo molti sono d'accordo). Una delle carte da girare è quella che riporta il numero 8 (e anche questo è condiviso da molti). L'8 è un numero pari e se il suo dorso non è rosso l'affermazione di partenza è falsa. Ma la seconda carta da girare è quella con il dorso marrone. Infatti se il numero dietro il dorso marrone è pari abbiamo falsificato la nostra affermazione. Si noti che moltissimi soggetti decidevano invece di girare la carta rossa. Questo non è di nessun aiuto: l'affermazione di partenza dice che se il numero pari allora il dorso è rosso, ma non afferma il contrario. Se il dorso è rosso il numero può tranquillamente essere pari o dispari. Girare la carta rossa è un esperimento inutile, perdita di tempo. L'aspetto interessante legato al metodo scientifico è che per provare una teoria scientifica bisogna andare alla continua ricerca di controesempi, anche se questo potrebbe portare alla distruzione della nostra bella teoria.Non è facile da mettere in pratica (ci innamoriamo tutti dei nostri modelli sperimentali), ma è la strada più proficua per arrivare alla scoperta. Andare fino in fondo, metterla alla prova.
E' interessante scoprire che solo il 10 per cento dei soggetti a cui Wason sottopose il test fornì la risposta corretta. Provate a pensarci anche voi.
La risposta corretta è che è necessario girare due carte (e su questo molti sono d'accordo). Una delle carte da girare è quella che riporta il numero 8 (e anche questo è condiviso da molti). L'8 è un numero pari e se il suo dorso non è rosso l'affermazione di partenza è falsa. Ma la seconda carta da girare è quella con il dorso marrone. Infatti se il numero dietro il dorso marrone è pari abbiamo falsificato la nostra affermazione. Si noti che moltissimi soggetti decidevano invece di girare la carta rossa. Questo non è di nessun aiuto: l'affermazione di partenza dice che se il numero pari allora il dorso è rosso, ma non afferma il contrario. Se il dorso è rosso il numero può tranquillamente essere pari o dispari. Girare la carta rossa è un esperimento inutile, perdita di tempo. L'aspetto interessante legato al metodo scientifico è che per provare una teoria scientifica bisogna andare alla continua ricerca di controesempi, anche se questo potrebbe portare alla distruzione della nostra bella teoria.Non è facile da mettere in pratica (ci innamoriamo tutti dei nostri modelli sperimentali), ma è la strada più proficua per arrivare alla scoperta. Andare fino in fondo, metterla alla prova.
Etichette:
curiosità,
logica,
metodo scientifico
mercoledì 19 giugno 2013
La parola "definitiva" sul gol?
Gli amici de “ilsussidiario.net” hanno pubblicato un mio articolo sul fatto che la scienza dovrebbe rispondere “definitivamente” se la palla è entrata o meno in porta. Ma la questione non è semplice, come sa chi conosce l’esistenza dell’errore sperimentale…Trovate l’articolo a questo link
Etichette:
sport
lunedì 17 giugno 2013
La mia risposta alla lettera aperta di Rehak per gli optometristi laureati
La rivista “Ottica Italiana” ha pubblicato sul numero di Maggio del 2013 un’interessante lettera di Gianni Rehak dedicata agli optometristi laureati. Chi volesse leggerla la trova a questo link. Leggendola, mi sono nati molti dubbi. Li ho scritti alla rivista, ma vorrei condividerli con chi ne fosse interessato. Qui sotto metto il testo della mia lettera.
Alessandro
Farini
Al Direttore di “Ottica Italiana”
Gentile Direttore,
ho letto con estremo interesse la
“lettera aperta agli ottici optometristi laureati” di Gianni Rehak pubblicata nel
numero 5 del 2013 di Ottica Italiana. Interesse sicuramente acuito dal fatto
che sono docente sia presso un corso di laurea in Ottica e Optometria (quello
dell'Università degli Studi di Firenze), sia presso una scuola di ottica
(l'Istituto Regionale Studi Ottici e Optometrici di Vinci). Ma non essendo un
ottico optometrista (sono un fisico) e non essendo dipendente di nessuno dei
due enti prima citati (appartengo all'Istituto Nazionale di Ottica del CNR)
posso forse osservare la situazione con un certo distacco. La lettera pone
alcuni problemi interessantissimi: quello su cui non sempre riesco ad
associarmi è una sicurezza di alcuni giudizi. Probabilmente a causa della mia
scarsa esperienza (nascevo quando Rehak era già ottico optometrista diplomato
da vari anni) non riesco ad avere la stessa nettezza di giudizio.
Provo a mettere in pubblico
alcune delle domande che ho, per vedere se ne possa nascere un dibattito che mi
permetta di raggiungere la stessa sicurezza di Rehak. Ad esempio nella lettera
si dice: “ci amareggia che solo il 20 percento dei figli e nipoti degli ottici
optometristi frequenta i sette corsi di laurea in Ottica e Optometria”. Perché
questo dovrebbe amareggiarci? Capisco che l'osservazione nasce probabilmente
dal fatto che si possa pensare che se uno ha visto in famiglia un padre e una
madre appassionati al proprio lavoro, questo debba generare nei figli la stessa
passione. Ma questo non è (fortunatamente?) sempre detto. Conosco molti
colleghi fisici appassionati, grandi ricercatori e divulgatori, i cui figli
hanno scelto facoltà umanistiche, senza che questo sia minimamente un giudizio
su nessuno. Anzi, quando io trovo una persona che fa molto bene il proprio
lavoro, non nasce in me il desiderio di fare il suo stesso lavoro, ma piuttosto
la voglia a seguire la mia inclinazione allo stesso modo con cui lui ha
evidentemente seguito la sua. Infatti quando ci accorgiamo che i figli dei
politici fanno i politici e che i figli di notai fanno i notai, spesso abbiamo
un meccanismo inconscio di fastidio. Ma in realtà, come detto all'inizio, non
ho certezze e quindi faccio fatica a essere amareggiato o lieto per questa differenza
vocazionale tra genitori e figli.
Si parla poi nella lettera di
diplomi di optometria rilasciati da organizzazioni che non giungeranno mai al
livello universitario. Ora è evidente a tutti che l'Università ha un
grandissimo vantaggio rispetto ad altre strutture: l'Università è l'unico luogo
dove, strutturalmente e per statuto, didattica e ricerca devono marciare
insieme. Questo rende l'Università un punto eccezionale di crescita umana e
professionale. Ho però recentemente partecipato a una giornata dell'IRSOO di
Vinci in cui alcuni studenti del corso di Optometria organizzato dalla scuola
hanno presentato i loro lavori di tesi. Ho assistito a presentazioni
interessanti e a ragazzi assai motivati. D'altronde in molti casi mi sono
accorto che i docenti universitari delle materie più professionalizzanti
coincidono con i docenti delle scuole. Inoltre talvolta gli studenti delle
scuole (parlo almeno per le istituzioni a me note) riescono a fare un numero di
ore di ambulatorio maggiore rispetto agli studenti universitari. Non so
assolutamente se questo li porti ad essere dello stesso livello, sotto o sopra
gli studenti universitari, a cui devono sicuramente invidiare una robustissima
preparazione di base. Quello che so è che a Vinci, dove Università e scuola
condividono la stessa sede, lo scambio di idee tra queste due “classi” di
studenti porta solo benefici, come sempre accade quando si incontrano persone
con percorsi diversi. Una cosa è certamente vera. Mentre il livello medio
offerto dalla preparazione delle varie Università è abbastanza omogeneo, lo
stesso non si può dire della preparazione offerta dalle varie scuole. Avendo
avuto come studenti ai corsi di optometria persone che provenivano da varie
scuole italiane, posso sicuramente assicurare che nel nostro paese convivono
strutture di eccellenza con altre assai meno formative. Una battaglia
interessante sarebbe quella di cercare di omologare (sperabilmente verso
l'alto) anche tale livello.
Concludo con un'osservazione
sullo slogan “Misurare, Prescrivere, Fornire”, presentando un altro dei miei
numerosi dubbi. Se da un lato capisco che il “fornire” sia parte irrinunciabile
della soluzione ai problemi visivi di una persona, dall'altro mi rendo anche
conto di come esso rischi di prestare il fianco ad attacchi non sempre nati dal
pregiudizio. Troppo spesso infatti l'attenzione delle persone si centra sul
“fornire”, e la scelta del professionista si basa sulla percentuale di sconto
che offre, più che sulla reale professionalità. Talvolta il lavoro di
optometristi bravissimi è sottostimato perché offerto “gratis” all'interno
della fornitura.
Mi scuso per i molti dubbi che ho
presentato. Una certezza però mi accompagna: quella che la visione umana è tema
così affascinante da permettere a tutti di dibattere su questi temi avendo a
cuore soprattutto il desiderio di sollevare impercettibilmente, giorno dopo
giorno, il velo sul mistero del vedere.
Etichette:
Ottica e società
sabato 23 giugno 2012
Inaugurazione della casa natale di Leonardo: quando Ottica e Informatica aiutano la cultura
![]() |
| Il Sindaco di Vinci Dario Parrini durante l'inaugurazione |
Ovviamente mi interessavano molto le installazioni realizzate all'interno. Non sono rimasto deluso: sono dei bellissimi esempi di come mettendo insieme ottica, informatica e cultura umanistica si possano realizzare cose affascinanti. Molto bello è il Leonardo "olografico" (metto il termine tra virgolette, poiché non si tratta di olografia nel senso che utilizziamo noi fisici abitualmente), realizzato con una proiezione di un attore su schermo semi trasparente, che permette di vedere Leonardo come se fosse all'interno della sua casa, mentre vengono proiettate altre immagini. Assai interessante anche il testo recitato da Leonardo, scritto da Romano Nanni, grande esperto di Leonardo e che purtroppo non ha potuto partecipare per un problema di salute (in bocca al lupo, Romano!!). In un'altra stanza Leonardo touch, un touch screen che mostra varie opere pittoriche. E nella stanza accanto alla biglietteria un'installazione molto bella, l'ultima cena riprodotta digitalmente e guidabile con i movimenti del corpo: muovi la mano sinistra e fai uno zoom per arrivare a vedere i dettagli, muovi la mano destra e ti sposti per vedere i vari volti e così via. La riproduzione è molto ben realizzata, si possono apprezzare dettagli assai fini senza cogliere i pixel. Ma la visita vale la pena anche per la posizione in cui si trova la casa. Salendo da Vinci, ci si trova in un tipico paesaggio da campagna toscana. Volendo (non ho mai provato, ma lo farò) c'è anche un bel percorso a piedi che dopo 1.8 km ti porta alla casa. le informazioni per le visite sono qui. Delle belle foto anche della campagna circostante sono in questo servizio del Corriere Fiorentino
![]() |
| Il Leonardo olografico (è quello a destra, quello a sinistra è il sindaco di Vinci Dario Parrini ed è tridimensionale davvero) |
sabato 18 febbraio 2012
Il ragno saltatore e l'aberrazione cromatica

In questi giorni sto facendo esami, e una domanda "classica" riguarda l'aberrazione cromatica, cioè il fatto che l'indice di rifrazione di un materiale dipende dalla lunghezza d'onda. Dato che il potere di una lente dipende dall'indice di rifrazione ecco che una lente si trova ad avere poteri diversi a seconda della lunghezza d'onda. La conseguenza è che, ad esempio, sul nostro occhio la radiazione blu va a fuoco prima della retina mentre la radiazione rossa va a fuoco dopo (molti di voi avranno fatto, durante una visita oftalmica, un test in cui vi chiedevano "meglio rosso o meglio verde" che si basa su questo principio). L'aberrazione cromatica sembra avere un aspetto utile di compensazione di altre problemi che si dicono "aberrazioni geometriche", ma un recente articolo pubblicato su Science ha mostrato come l'aberrazione cromatica sia indispensabile in alcuni ragni per avere una visione tridimensionale corretta.
In noi umani la visione tridimensionale nasce dal confronto delle immagini leggermente sfalsate che arrivano ai due occhi (ne ho parlato alla radio australiana, ritrovate il link qui). Gli insetti non possono utilizzare questa strategia e quindi muovono la testa in modo da avere due immagini successive diverse e da questo stimare la distanza (si chiama "parallasse di movimento"). Ma i ragni saltatori usano un altro metodo. Questi animali hanno una retina fatta a quattro strati uno sopra l'altro. I primi due strati sono sensibili soprattutto alla luce verde, mentre il terzo e il quarto sono sensibili soprattutto all'ultravioletto. Per via dell'aberrazione cromatica la luce verde arriva perfettamente a fuoco sul primo strato e fuori fuoco sul secondo. Ma l'immagine fuori fuoco sembra proprio quella utile a valutare la distanza, dato che l'entità dello sfocamento dipende dalla distanza. Per verificare questa loro ipotesi i ricercatori dell'Università di Osaka hanno misurato la precisione di salto del ragno (ok ricorda un po' la barzelletta della pulce a cui levano le gambe per saltare) sotto una luce verde e sotto una luce rossa a cui avevano levato la componente verde. In quest'ultimo caso il salto era estremamente impreciso (il video è ovviamente su youtube). E' bello vedere come, dopo tutte le prove genetiche e elettrofisiologiche sulla retina, i ricercatori hanno voluto fare la prova dal vero sui ragni per capire se accadeva realmente! Ed è affascinante come la natura utilizzi di imperfezioni apparenti (come l'aberrazione cromatica) per permettere una maggiore precisione!
giovedì 31 dicembre 2009
Nuovo indirizzo del blog
Attualmente il blog è stato spostato a www.riflessioniottiche.it . Li trovate tutti gli articoli vecchi e anche quelli nuovi.
mercoledì 29 luglio 2009
Un telescopio dentro l'occhio?

Un interessante articolo del New York Times presenta un possibile sviluppo promettente per l'ipovisione. Si tratta di un mini telescopio che viene impiantato all'interno della cornea: è già stato sperimentato su alcuni pazienti e dovrebbe essere approvato a breve dall'FDA. Il mini telescopio dovrebbe essere utile per le persone affette da degenerazione maculare legata all'età, una delle principali cause di ipovisione, poiché crea un'immagine molto più grande, ad esempio di un viso che viene osservato. In questo modo l'immagine del viso viene ad occupare non solo la zona centrale della retina, che è spesso molto danneggiata nei pazienti, ma anche la zona periferica, che è ancora funzionante. Ovviamente l'occhio in cui viene impiantato il sistema ingrandente non può più essere utilizzato per vedere gli oggetti lontani, quindi il paziente deve utilizzare un occhio per le cose lontane e un occhio per le cose vicine: si tratta di una strategia che può richiedere un certo allenamento per funzionare.
L'ottica oftalmica utilizza da molto sistemi ingrandenti simili a piccoli telescopi montati su degli occhiali; la novità in questo caso è impiantare direttamente il telescopio sulla cornea. Questo approccio ha sicuramente qualche vantaggio, ma ha probabilmente anche qualche controindicazione. In primo luogo costringe i pazienti ad utilizzare sempre un solo occhio alla volta, dato che la differenza di ingrandimento tra i due occhi rende il loro utilizzo contemporaneo impossibile. Inoltre si tratta di un'operazione chirurgica, adatta a solo il 20% dei pazienti a causa delle varie conformazioni delle cornee; come tutte le operazioni è un qualcosa di diversamente irreversibile, a differenza di un occhiale con un sistema ingrandente, che può essere facilmente modificato, e può sempre portare a qualche complicazione. Al momento quindi non sembra che tale tecnologia potrà avere lo stesso impatto che le lenti intraoculari hanno avuto sulla cataratta; la carriera dei tradizionali sistemi oftalmici per la correzione dell'ipovisione è ancora molto lunga, ed è consigliabile a tutti gli esperti del settore di dedicarsi ad essi, dato che ci vorrà molto tempo prima che vengano soppiantati.
Etichette:
ipovisione,
ottica
lunedì 27 luglio 2009
Recensione: il Matematico e il Detective

Ho affrontato "Il Matematico e il Detective" di K.Devlin e G.Lorden (Longanesi, 2008) spinto dal fatto che il secondo autore sia un consulente matematico della serie televisiva "Numbers", che seguo con passione. Mi incuriosiva vedere come la matematica venga applicata allo studio di vari casi criminali. Non sorprendetemente, data l'estrazione degli autori, molti capitoli sono dedicati a problemi di tipo statistico. Ad esempio il secondo capitolo mostra l'utilizzo del valore p (che spiego al corso di Optometria, qui si trova la dispensa) per capire che un'infermiera si era resa colpevole di una serie di omicidi durante il suo turno: la statistica mostrava che mentre lei era in servizio morivano molte più persone. Ma un aspetto interessante del volume è il rapporto tra statistica e giurisprudenza. Mentre la statistica può dirsi contenta di aver trovato una corrispondenza che ha solo una probabilità su un milione di essere casuale, la legge, che vuole certezza "sopra ogni ragionevole dubbio", può accontentarsi? Si scopre così che alcune prove (come le impronte digitali o il DNA) protagoniste di molti telefilm non sono poi così certe, e devono sempre essere accompagnate dagli tradizionali strumenti di indagine. Le sole macchine, insomma, non arrestano nessuno. Alcune parti non sono chiarissime, ma il volume è nel complesso interessante 7/10.
giovedì 9 luglio 2009
Nuova vita per le lampade ad incandescenza?
Siamo soliti dire che le lampade ad incandescenza sono arrivate alla fine della corsa. Anche in Italia la loro vendita sarà proibita dal 1/1/2011. Ma questo articolo del New York Times sembra dire di no. Cominciano a essere in produzione lampade fluorescenti che riutilizzano il calore prodotto per generare nuovamente luce, riflettendosi sul filamento. Non è una tecnica innovativa (andai qualche anno fa alla Philips ad Achen per un progetto e ci stavano lavorando), ma ha avuto una spinta decisiva per via del blocco delle vendite. In questo caso sembra che la decisione dirigista dei governi abbia fatto bene alla ricerca, stimolando a trovare nuove soluzioni.....D'altronde una luce bella come le incandescenze è probabilmente ancora da trovare...
Etichette:
illuminotecnica
giovedì 2 luglio 2009
Lezione sui sensori fotografici
Questo post è particolarmente dedicato agli studenti agli studenti di Ottica, corso per studenti lavoratori. Ho pubblicato la lezione dedicata a sensori fotografici e diaframma sul sito Internet "ufficiale". la trovate li come lezione 9. Gli aggiornamenti sulle lezioni le trovate sia sul blog che su twitter (che trovate a lato nella pagina del blog o andando a http://twitter.com/alefarini)
Etichette:
lezioni
venerdì 19 giugno 2009
Presentazione su Dante e l'ottica
Ho caricato sul servizio slideshare le diapositive della mia presentazione su Dante e l'ottica che ho fatto agli studenti del liceo scientifico di Salò. Non essendo un dantista prendetele come un divertimento, un po' come se chiamassero Vasco Rossi a cantare alla Scala. la presentazione la trovate a questo indirizzo: http://www.slideshare.net/alessandrofarini/dante-e-lottica
venerdì 5 giugno 2009
Manhattanhenge: un interessante fenomeno ottico della modernità
Seguire su Twitter l'amico Marco Bardazzi mi ha permesso di scoprire questo interessante fenomeno ottico che trovate ben descritto sia qui che qui. Manhattanhenge è un termine che mette insieme Manhattan e Stonehenge e vuole descrivere il fenomeno che si verifica a New York quando il Sole tramonta cadendo esattamente in fondo alle vie diritte e parallele di manhattan, permettendo foto spettacolari. Così come a Stonehenge questo fenomeno si verifica nel solstizio di Estate, a Manhattan questo accade in due giorni particolari (accadrebbe nel solstizio di estate se le vie di manhattan fossero perfettamente orientate secondo i punti cardinali, ma le vie hanno un'inclinazione di circa 30° verso est rispetto all'asse nord sud).
Si potrebbe pensare che questo fenomeno si potrebbe riscontrare in tutte le città che hanno una pianta regolare con le vie che si incrociano perpendicolarmente (ad esempio Torino). Ma non basta. A New York oltre ad avere vie diritte e molto lunghe si ha anche il vantaggio che queste terminano sull'Hudson, offrendo così un panorama sgombro. Inoltre le vie sono ricche di grattacieli, che permettono di creare uno stretto tunnel alla luce. Quindi se volete scattare foto al Manattanhenge, potete partire: fate ancora in tempo, il prossimo appuntamento è per l'11 Luglio (mentre il fenomeno si è già svolto il 31 Maggio, le due date sono simmetriche rispetto al solstizio di Estate, come deve essere).
Si potrebbe pensare che questo fenomeno si potrebbe riscontrare in tutte le città che hanno una pianta regolare con le vie che si incrociano perpendicolarmente (ad esempio Torino). Ma non basta. A New York oltre ad avere vie diritte e molto lunghe si ha anche il vantaggio che queste terminano sull'Hudson, offrendo così un panorama sgombro. Inoltre le vie sono ricche di grattacieli, che permettono di creare uno stretto tunnel alla luce. Quindi se volete scattare foto al Manattanhenge, potete partire: fate ancora in tempo, il prossimo appuntamento è per l'11 Luglio (mentre il fenomeno si è già svolto il 31 Maggio, le due date sono simmetriche rispetto al solstizio di Estate, come deve essere).
martedì 19 maggio 2009
Visione "scambiata": Nuovo articolo su ilsussidiario.net
E' uscito un mio nuovo articolo su ilsussidiario.net, che racconta di un recente caso clinico molto interessante di una ragazza che vede la realtà "scambiata" tra sinistra e destra, o tra alto e basso. Lo trovate qui. L'home page del docente americano responsabile della ricerca la trovate invece qui.
Etichette:
curiosità,
psicofisica
giovedì 14 maggio 2009
presentazione al convegno AioRao
Oggi parlo al convegno AioRao (Associazione Italiana Ortottisti Assistenti di Oftalmologia) sul tema: "La percezione visiva: limiti del sensore, limiti del processore". Per chi fosse interessato trova la presentazione in pdf qui. Se chi mi ha sentito (o no) volesse esporre osservazioni, idee, critiche e domande, è ben gradito.
Etichette:
lezioni
Iscriviti a:
Post (Atom)






